Lago di Garda: meta ideale di ogni (Grand) Tour che si rispetti!

La bellezza del Lago di Garda ha da sempre ispirato numerosi scrittori e poeti che ne hanno parlato in diverse opere letterarie: già il poeta latino Gaio Valerio Catullo lodava le ricchezze del lago e di Sirmione, dove visse, nei suoi Carmi, così come Virgilio nell’Eneide e Dante nel Canto XX dell’Inferno.

A partire dal XVII secolo il Garda diventa meta della giovane nobiltà mitteleuropea, che pone le basi di quello che diventerà ben presto un mito: il lago rappresentava infatti Garda per la Mitteleuropa il primo punto di contatto con un mondo profondamente diverso dal proprio, quello mediterraneo: fatto di colori sgargianti e di una vivacità che si rifletteva nella natura, nell’arte e nella storia. Il Viaggio in Italia di Goethe consacrò il “meraviglioso Lago di Garda” come “un’opera ammirevole della natura” e sul finire del ‘700 il Grand Tour, il viaggio che portava i giovani delle migliori famiglie europee in diversi paesi continentali con l’intento di accrescere le loro conoscenze, si trasformò per molti di loro in soggiorni e il Garda divenne fonte di ispirazione letteraria e pittorica.

Goethe-nella-campagna-romana

Anche Giosuè Carducci, travolto dalla bellezza del lago, per convincere un amico a seguirlo qui scrive l’ode “Da Desenzano“:

“Vieni qui dove l’onda ampia del lido

lago tra i monti azzurreggiando palpita

[…]

Dolce tra i vini udir lontane istorie

d’atavi, mentre il divo sol precipita

e le pie stelle sopra noi viaggiano

e fra l’onde e le fronde l’aura mormora”

Il Lago di Garda è sempre riuscito ad attrarre le migliori menti non solo del Paese, ma dell’intero continente (tra cui Stendhal, Byron, Durer, Kafka, D’Annunzio, Maria Callas).

Le tracce di questo passato così denso di storie e cultura non rimangono solo tra le opere d’arte ispirate da questo luogo, ma continuano a vivere nei luoghi attraversati dalla storia, come nell’uliveto delle Grotte di Catullo. Qui troverete ulivi che affondano le loro radici in questa terra da 400-500 anni: non avrete davanti a voi semplici alberi, ma muti testimoni della visita, nel marzo 1514, ai resti della villa da parte di Isabella d’Este, moglie del marchese di Mantova Francesco Gonzaga e che volle radunare attorno a sé alcuni dei principali artisti e letterati rinascimentali.