3 motivi per visitare la Fondazione Ugo Da Como di Lonato

I luoghi raccontano storie e le persone che li vivono e li animano contribuiscono a questa grande narrazione corale e ne sono depositari privilegiati. A parlare della Fondazione Ugo Da Como, importante complesso museale di Lonato del Garda, quindi è Valentina Dal Dosso, coordinatrice delle visite guidate e dell’attività didattica della Fondazione e che ci parla della Rocca visconteo veneta e del museo “Casa del Podestà” da una prospettiva speciale, quella dell’addetta ai lavori. Le abbiamo chiesto quali sono i 3 motivi che dovrebbero spingere un turista di passaggio sul Lago di Garda a visitare la Rocca di Lonato e la Casa del Podestà con la Biblioteca. Non è difficile trovarli! Eccoli:

  1. Il pregio della Casa-Museo: casa del Podestà veneto nel Quattrocento e svariati secoli dopo (nel 1906) acquistata ad un’asta pubblica dall’avvocato e deputato liberale Ugo Da Como che, consapevole dell’importanza storica del luogo, la fece completamente “restaurare” – con un intervento che doveva restituire all’edificio il suo aspetto quattrocentesco – dal maggiore architetto bresciano del periodo: Antonio Tagliaferri.

Oggi è una delle case museo lombarde meglio conservate e, percorrendo i suoi ambienti perfettamente arredati, si possono ammirare migliaia di oggetti, arredi e dipinti antichi.

  1. Lo straordinario panorama sul Garda che si gode dalla grandiosa Rocca visconteo veneta, una delle fortificazioni più estese della Lombardia, lodata anche da Napoleone Bonaparte per la sua posizione strategica.

Passeggiando sui camminamenti di ronda, si può ammirare dall’alto tutto il bacino del basso lago, la penisola di Sirmione, il golfo di Desenzano e la Rocca di Manerba.

  1. La biblioteca appartenuta al senatore Ugo Da Como che è una delle più importanti biblioteche private del Nord-Italia. Al suo interno infatti sono custoditi libri antichi, incunaboli, manoscritti, cinquecentine e codici miniati.

Qui si può ammirare anche una vera e propria rarità: il libro più piccolo del mondo, che riporta, stampato in carattere piccolissimo, il testo di una lettera indirizzata da Galileo Galilei nel 1615 a Madama Cristina di Lorena. Si tratta di un libricino alto 15 mm e largo 9 mm, un vezzo della tipografia Salmin di Padova che alla fine dell‘800 ha voluto mettersi alla prova stampando libri piccoli con caratteri microscopici. In particolare questa edizione è stampata con il carattere chiamato “del Dantino” perché venne utilizzato dai Salmin per la prima volta in un’edizione miniatura della Divina Commedia di Dante.

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Come ogni castello che si rispetti anche la Rocca di Lonato custodisce storie antiche che affondano nella fantasia dei secoli passati. Valentina Dal Dosso ne segnala una, ambientata in una delle 11 torri trecentesche della cinta di mura che racchiudeva il borgo antico di Lonato. La leggenda racconta che una delle figlie del Podestà di Lonato, Chiaramaria, fosse una giovane donna dalla pelle pallida e dal fascino misterioso attratta solo dalla musica e dalla contemplazione della natura. Un giorno venne alla Fortezza di Lonato un musicista, giovane e squattrinato, che conquistò il cuore di Chiaramaria scatenando l’ira del padre che fece recludere la ragazza nella torre della Rocca; credendo di aver udito un giorno la voce dell’amato, nel tentativo di fuggire dalla torre, la giovane donna precipitò e morì. Ancor oggi si narra che nelle calde sere d’estate il suo fantasma vaghi nella torre cercando di fuggire.