L’eterna bellezza di Sirmione, incantevole borgo sul lago di Garda

«Che allegria piena, distesa, Sirmione, rivederti più bella di tutte le isole e penisole che Nettuno solleva sulle acque diverse dei laghi trasparenti o del mare immenso» così scriveva  Catullo della sua Sirmione tanto amata dove ebbe una residenza. Dopo tanti secoli il fascino di Sirmione non è venuto meno: conosciuta come “la perla del Garda” per la bellezza del paesaggio e l’armonia del suo centro storico, la città di Sirmione si snoda lungo una stretta lingua di terra nel cuore del lago di Garda.

Sirmione ogni anno è scelta da molti turisti non solo per la i suoi panorami suggestivi e la sua offerta culturale, ma anche per le proprietà curative della sua acqua termale.

Veduta dal Castello Scaligero, di Denise Bruscino.jpg

Le origini di Sirmione affondano lontano nella storia, fino II millennio a.C. e nel corso dei secoli ha visto susseguirsi diverse dominazioni: dai Romani ai Longobardi. Risalgono all’epoca romana le famose Grotte di Catullo. Il periodo scaligero ha lasciato un segno molto importante: l’ingresso al borgo, il Castello di Sirmione o Rocca Scaligera. Il castello, completamente circondato dall’acqua, era stato costruito a scopi difensivi. Entrati dal ponte levatoio vi consigliamo di salire lungo i 146 della scalinata fino alla cima del mastio: la vista dalla sommità è veramente mozzafiato.

Anche il castello di Sirmione ha una sua leggenda! Si racconta infatti che durante le notti buie e tempestose si aggiri tra le mura un fantasma di Ebengardo, re del castello di Sirmione dal triste destino. La leggenda vuole infatti che Ebengardo e la sua sposa Arice, vivessero felici nel castello, quando una notte di pioggia e vento un cavaliere, Elaberto, Marchese del Feltrino, bussò alla loro porta per chiedere ospitalità. I due lo accolsero ma l’ospite, si invaghì di Arice e durante la notte, si introdusse nella stanza di lei. La donna gridò forte e Elaberto la uccise. Ebengardo, svegliato dalle grida della sua sposa, corse in camera ma la trovò già morta e morì egli stesso colpito dal truce Elaberto. Da quel momento  Ebengardo, disperato per non aver protetto l’amata è condannato a rimanere tra i viventi sotto forma di fantasma per sempre separato da Arice.

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Conosciuta come “la penisola dei poeti”, la fama di Sirmione compare nei canti di Catullo e in seguito ha varcato i confini nazionali. La “venusta Sirmio” affascinò, tra gli altri, la regina Margherita, Giosuè Carducci, Ezra Pound, James Joyce e tanti altri. In tempi meno lontani, dalla seconda metò del 900 divenne una delle mete del jet-set internazionale, a partire da Maria Callas a cui è dedicato Palazzo Callas, uno splendido edificio in piazza Carducci che oggi ospita mostre e grandi eventi che si susseguono durante tutto l’anno e arricchiscono l’offerta culturale di Sirmione.